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Che fine hanno fatto le prove nazionali di terza media?

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  Il 17 giugno 2008 si è svolta per la prima volta in Italia la prova scritta a carattere nazionale introdotta dalla legge del 25 ottobre 2007 n. 176, che doveva valutare i livelli generali e specifici di apprendimento in italiano e in matematica a conclusione del primo ciclo di istruzione. Queste prove, pur con […]

 

Il 17 giugno 2008 si è svolta per la prima volta in Italia la prova scritta a carattere nazionale introdotta dalla legge del 25 ottobre 2007 n. 176, che doveva valutare i livelli generali e specifici di apprendimento in italiano e in matematica a conclusione del primo ciclo di istruzione.

Queste prove, pur con gli enormi limiti e i tempi ristretti in cui sono state preparate, sono comunque valutazioni nazionali in un esame di stato che ha coinvolto 600 mila studenti e circa 6 mila scuole distribuite su tutto il territorio nazionale. Dopo tre mesi gli studenti e le loro famiglie, gli insegnanti e i dirigenti scolastici hanno il diritto di conoscere i risultati. Non capita in nessun Paese che gli esiti delle prove di un esame di stato non siano noti dopo tre mesi! Se si vuole che in Italia la valutazione non decolli mai questo è il modo esatto di agire.

Con tutta probabilità il silenzio cela qualcosa di molto italico e di molto grave: il taroccamento delle prove. Circolano voci che mentre nelle regioni del Nord avrebbe superato le prove solo il 55% degli studenti, nel Sud i risultati positivi sarebbero di oltre il 90%, con un picco del 95% in Puglia.

Delle due l’una, o PISA è un’enorme truffa o lo sono le prove nazionali. Il ministro ha il dovere di rendere pubblici i risultati.

Preoccupa sicuramente la fretta con cui è stata gestita tutta la partita e l’incongruità di avere nello stesso esame di stato prove esterne sulle stesse discipline oggetto di prove interne, ma non meno preoccupa, se le voci che circolano saranno confermate, l’incapacità locale, regionale e nazionale di svolgere prove che diano risultati trasparenti e affidabili. Non neghiamo infine, che in tutta questa vicenda affiora grande amarezza per l’eventuale mancanza di deontologia professionale, se, lo ripetiamo, le notizie che stanno trapelando troveranno conferma. Per contrasto i tanti insegnanti e dirigenti che svolgono il loro lavoro secondo una rigorosa etica professionale hanno il sacrosanto diritto che i risultati siano pubblicati, e che in casi di abusi palesi siano assunti provvedimenti conseguenti.