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Come l’Italia ha sviluppato una cultura di valutazione scolastica all’avanguardia – di Andreas Schleicher

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L’Italia è risucita a guardare oltre i risultati scolastici aggregati e a fornire un feedback significativo per educatori e politici

Nel momento in cui il governo giallo-verde mette in discussione l’INVALSI, arriva da parte di Andreas Schleicher, direttore generale dell’Education all’OCSE, un documentato apprezzamento dei risultati raggiunti dal nostro Istituto Nazionale di Valutazione.

L’articolo  di Schleicher  è particolarmente importante,  perché ci propone lo sviluppo dell’azione svolta in questi anni dall’INVALSI, il miglioramento della qualità e dell’integrazione delle sue indagini, tanto da divenire uno strumento indispensabile del nostro sistema scolastico. Conclude Schleicher “Potrebbe volerci un altro decennio prima che questa nuova cultura basata sull’evidenza si radichi tra gli insegnanti, nelle scuole e nel sistema educativo ma è il percorso più promettente per costruire un sistema scolastico migliore, più equo, più efficace e più inclusivo in Italia.”

E Norberto Bottani, uno degli esperti OCSE che affiancò Luigi Berlinguer –  il nostro miglior ministro dell’istruzione del dopoguerra –  nella costruzione dell’INVALSI, scrive oggi “C’è ancora moltissima strada da percorrere per migliorare le valutazioni scolastiche ma  non se ne può più fare a meno”.

L’ADi si augura che chi governa oggi l’istruzione in Italia agisca con cognizione di causa e si guardi dal disfare ciò che è stato così faticosamente costruito. L’INVALSI va sostenuto, va reso più autonomo non meno autonomo, va fortificato  non azzoppato, se si ha davvero a cuore l’istruzione in Italia.

Riportiamo di seguito il commento integrale.

Traduzione liberamente tratta da “OCSE Education&Skills Today

Ho visitato per la prima volta l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione in Italia (Invalsi) nel 1989. In quei giorni, quando si chiamava CEDE, era un luogo in cui gli studiosi discutevano di ricerche educative e contribuivano a studi comparativi internazionali. Tornando ad allora, pochi pensavano che l’istituto avrebbe costruito una completa valutazione nazionale del sistema scolastico italiano. Ma due decenni dopo, l’Italia vi è riuscita. La cultura della valutazione all’avanguardia del Paese fornisce una vasta diagnostica nazionale e verifica le prestazioni degli studenti in varie discipline e di vari gradi di istruzione di tutte le scuole italiane.
Ma questa è ancora la parte semplice. Un compito molto più difficile è convertire i risultati dei test in feedback significativi che possano aiutare a migliorare l’insegnamento e l’apprendimento e consentire alle scuole di diventare più efficaci. Pubblicare i risultati come classifiche scolastiche non aiuta, perché le prestazioni degli studenti e delle scuole possono dipendere da molti fattori fuori dal loro controllo tra cui, in particolare, il background sociale ed economico delle popolazioni studentesche.
La conversione dei risultati in feedback significativi richiede di guardare oltre i risultati scolastici aggregati e di tenere traccia dei risultati di apprendimento dei singoli studenti insieme a informazioni contestuali rilevanti che possono aiutare a spiegare le differenze di rendimento. Non molti Paesi sono stati in grado di farlo bene e sistematicamente, l’Italia è uno dei pochi Paesi che vi sono riusciti.

Il percorso più promettente per costruire un sistema scolastico migliore, più equo, più efficace e più inclusivo in Italia

Dal 2016, l’Italia ha fornito a ogni scuola una valutazione non solo della qualità dei suoi risultati di apprendimento, ma anche del valore aggiunto rispetto alle altre scuole per l’ultimo anno della primaria, della secondaria di primo grado e il secondo anno della secondaria di secondo grado. Le scuole possono utilizzare questi parametri per confrontarsi con riferimenti regionali e nazionali e con “vicini statistici”, cioè scuole che operano in un simile contesto sociale ed economico. A livello individuale e scolastico, queste stime di “valore aggiunto” tengono conto non solo del background sociale degli studenti e dei dati demografici di base, ma anche delle traiettorie di apprendimento e dei risultati degli studenti nelle fasi precedenti, utilizzando sofisticate analisi di regressione multilivello.
Questo mese, 30 anni dopo la mia prima visita al CEDE, l’Italia ha pubblicato la sua prima analisi completa dei dati. L’analisi fornisce una straordinaria risorsa per il miglioramento della scuola e lo sviluppo delle politiche, e sono sicuro che i responsabili politici e i ricercatori di tutto il mondo lo leggeranno con grande interesse. I risultati mostrano che, per i singoli studenti, i risultati dei test precedenti tendono ad essere il più potente predittore dei risultati dell’apprendimento, ben prima del background sociale. Per le scuole, ciò implica che gli interventi correlati alle prestazioni rivolti agli studenti con difficoltà di apprendimento possono essere decisivi, insieme a interventi mirati a livello socio-economico che si concentrano su studenti provenienti da ambienti svantaggiati. A livello scolastico, l’effetto delle performance precedenti tende a diventare ancora più importante al crescere dell’età degli studenti, sottolineando l’importanza di interventi precoci per evitare che restino indietro.
È importante sottolineare che i dati ci permettono di confrontare i risultati ottenuti dalle scuole con ciò che ci si potrebbe aspettare da loro, in base alla popolazione studentesca e al contesto. Ciò offre agli educatori e ai responsabili politici un potente strumento per indirizzare il sostegno allo sviluppo scolastico. A tal fine, Invalsi raggruppa le scuole in base alle loro prestazioni effettive rispetto alle prestazioni previste. Oltre i due terzi delle scuole rientrano nel loro valore atteso, ma alcuni superano le aspettative e possono quindi fornire ispirazione per altre scuole.
L’Italia e le sue scuole impareranno da questi dati? Potrebbe volerci un altro decennio prima che questa nuova cultura basata sull’evidenza si radichi tra gli insegnanti, nelle scuole e nel sistema educativo ma è il percorso più promettente per costruire un sistema scolastico migliore, più equo, più efficace e più inclusivo in Italia.

Andreas Schleicher, Direttore OCSE Education and Skills