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Francia: l’illusione di “rifondare la scuola”

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Norberto Bottani ha fatto il punto sulle iniziative intraprese nel campo dell’istruzione dal nuovo ministro socialista Vincent Peillon. Il progetto, almeno dal titolo, è molto ambizioso “Rifondazione della scuola” ed è iniziato con una concertazione megagalattica. Il punto centrale del progetto è ancora una volta la “riuscita di tutti” con un esame critico degli esiti dello “zoccolo comune di conoscenze e competenze”. Ma la concertazione è già in stallo …

di Norberto Bottani

[stextbox id=”info” mright=”200″ image=”null”]Grande idea, fantastica illusione, delusione tremenda[/stextbox]

Ministro Vincent Peillon
Ministro Vincent Peillon

Sono iniziate le grandi manovre del governo socialista per riformare l’insegnamento cambiando gli indirizzi del governo dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy presieduto da François Fillon.

Le attese nel mondo della scuola sono elevate soprattutto dopo la promessa fatta in campagna elettorale dal nuovo presidente François Hollande di reclutare qualche migliaio in più di insegnanti, senza però sapere che non ci sono candidati a sufficienza per i posti liberi. Ma questo è un altro problema.

Il nuovo ministro francese dell’istruzione Vincent Peillon, figura di primo piano del partito socialista francese, ha idee precise ancorché obsolete sulla configurazione e le funzioni del sistema scolastico.

Per imporle ha iniziato con il solito esercizio demagogico della convocazione di una grande conferenza di concertazione niente po’ po’ di meno che sulla “rifondazione della scuola” Refondons l’école de la République. Quattrocento gli invitati suddivisi in piccoli gruppi. Uno di questi gruppi, forse il più numeroso, si occupa della “riuscita scolastica di tutti”, ossia dell’attuazione dello zoccolo comune di conoscenze e competenze, ufficializzato dal governo della destra nel 2005 con la Loi d’orientation pour l’avenir de l’Ecole,  nella quale l’obiettivo fondamentale era appunto il conseguimento dello zoccolo comune di conoscenze e competenze.

La proposta di fare in modo che tutti gli allievi terminino la scuola dell’obbligo con almeno uno stesso bagaglio di conoscenze e competenze corrisponde a un’ aspirazione democratica ed è la conseguenza logica dell’evoluzione dei sistemi scolastici ed in particolare del prolungamento della scolarità obbligatoria. La scuola media unica (in Francia il Collège di 4 anni) non ha però conseguito l’obiettivo delle pari opportunità e dell’uguaglianza scolastica, occorreva quindi tentare qualcosa di nuovo. L’idea dello zoccolo comune è stata una delle proposte avanzate per riformarla.

Nondimeno l’attuazione di questo programma si è rivelata molto ardua. Il tentativo fatto in Francia è, a questo riguardo, eloquente perché ha permesso di capire quali sono gli ostacoli che impediscono la realizzazione di questo obiettivo e dove questi ostacoli si trovano. Le resistenze sono annidate ovunque nel sistema scolastico e le ostruzioni sono forti ed abili. In Francia, per neutralizzare le opposizioni o per evitare gli ostacoli si è concepito un meccanismo molto complesso. La questione principale, per venire al sodo, risiede nell’esigenza di conciliare i programmi disciplinari con un’ impostazione dell’istruzione scolastica del tutto diversa. Orbene, questa articolazione è fallita perché la maggioranza del corpo insegnante continua ad avere come punto di riferimento i curricoli tradizionali strutturati per campi disciplinari. Ci si dovrebbe chiedere pertanto se non convenga cambiare rotta e modificare la concezione stessa dello zoccolo comune di conoscenze e competenze. Si dovrebbe  ragionare sulla procedura da seguire, ma questo è un altro paio di maniche.

[stextbox id=”info” mright=”200″ image=”null”]Partenza a ritroso[/stextbox]

Partenza a ritrosoIn Francia si è partiti dalla coda, ossia dalle modalità di valutazione delle competenze e delle conoscenze degli studenti, invece che dalla testa, ossia dalla ridefinizione del sapere scolastico.

Questo non è stato un errore politico o strategico ma è stata la conseguenza logica di una cultura e di una tradizione filosofica profondamente radicate nei modi di pensare e nelle rappresentazioni del corpo insegnante e dei loro rappresentanti che dirigono le associazioni sindacali, della classe intellettuale, dei dirigenti politici. Del resto, era inevitabile che si attaccasse il problema alla rovescia anche perché l’ambiente accademico francese è sprovvisto di centri d’eccellenza che si occupano di sapere scolastico. Quindi mancano concetti alternativi, pratiche, valutazioni in grado di alimentare una riflessione stimolante sul rinnovamento dell’impostazione dell’insegnamento come lo auspica il nuovo ministro socialista dell’istruzione.

In mancanza di questi contributi il gruppo di lavoro sullo zoccolo comune si trova di fronte a una situazione pressoché irrisolvibile.

[stextbox id=”info” mright=”200″ image=”null”]Da dove viene l’idea dello zoccolo comune ?[/stextbox]

In Francia, l’idea di modificare gli obiettivi dell’istruzione scolastica obbligatoria è stata formulata a livello politico nel 1995 dall’ex ministro socialista dell’istruzione pubblica Roger Fauroux che in un documento corposo (“Pour l’école. Rapport de la commission présidée par Roger Fauroux. Calmann-Lévy e la Documentation Française, Paris, 1996) compilato da un gruppo di lavoro da lui presieduto aveva formulato il concetto di “bagaglio comune” di conoscenze e competenze dopo avere constatato, grazie agli indicatori internazionali dell’istruzione costruiti dall’OCSE, che il sistema scolastico francese non era affatto brillante se comparato con quello di altri paesi.

 Nel 1996, la stessa idea è stata formulata nel Quebec dove era in corso una riforma del sistema di insegnamento per realizzare un “rinnovamento pedagogico”. Orbene, quanto succede nella provincia del Quebec nel settore della politica scolastica ha una forza di seduzione considerevole in Francia. È come se nel Quebec si potessero sperimentare innovazioni che sarebbero problematiche in Francia dove la tradizione filosofica e il centralismo del sistema scolastico rendono particolarmente ardua ogni innovazione e ogni tentativo di cambiamento. Occorre anche dire che la comunità scientifica che si occupa di scuola nel Quebec intrattiene relazioni strette con quella operante in Francia. Questi due mondi sono non solo complementari ma assai simili, caratterizzati da una profonda avversione verso gli indirizzi quantitativi e da un grande fascino per le innovazioni di stampo qualitativo.

L’idea centrale maturata in quegli anni era quella di abrogare i curricoli disciplinari durante i primi 9 anni di scolarità e di impostare i curricoli per grandi temi d’apprendimento (per l’appunto “le famiglie di saperi” menzionate nel documento Fauroux) nei quali si potevano ritrovare le discipline tradizionali. Si rinuncia quindi a una specializzazione del sapere scolastico per discipline e si propone di adottare un approccio olistico contraddistinto dalla confluenza dei saperi disciplinari tradizionali in problematiche pratiche come le lingue, la tecnologia, le scienze, “l’universo sociale”, le arti e lo “sviluppo personale”. Non a caso, è nel Quebec che è fiorito l’approccio per competenze ed è da lì che questa idea è partita. Nella provincia canadese si è fatto anche un passo ulteriore con esperienze radicalmente nuove di formazione degli insegnanti tentate in alcune sedi universitarie. I pedagogisti francesi, ma non solo loro, in quegli anni andavano in pellegrinaggio nel Quebec e non in Finlandia.

Qualche anno dopo, nel 2000, con l’ indagine Pisa patrocinata dall’OCSE è venuto in auge il concetto di “literacy”, ma gli accademici francesi non erano pronti ad accogliere questo concetto che proveniva da una tradizione (quella empirico-statistica) ben diversa da quella con la quale erano abituati ad operare ossia quella filosofica di stampo ermeneutico. La cecità fu completa a questo riguardo per cui i vari governi francesi che si sono succeduti dopo il 2000 dovettero gestire una situazione alquanto complessa perché schizofrenica: da un lato le pressioni internazionali con la loro capacità strepitosa di mobilitare i media e dall’altro il mondo degli intellettuali e della cultura accademica tradizionale avente punti di riferimento del tutto diversi, senza contatti con la comunità scientifica della “literacy”. Quando pochi mesi fa il ministro dell’educazione nel governo di François Fillon, Luc Chatel, ha fatto riferimento all’indagine PISA dell’OCSE si è scatenato il finimondo nelle cerchie pedagogiche francesi, come se fosse blasfemo parlarne.

[stextbox id=”info” mright=”200″ image=”null”]Concertazione o dialogo tra sordi ?[/stextbox]

Concertazione o dialogo tra sordi?Nel corso del primo incontro del gruppo di lavoro sullo zoccolo comune costituito nell’ambito della  concertazione per la riforma della scuola voluta dal nuovo ministro, i partecipanti, stando ai resoconti apparsi sulla stampa e le testimonianze di alcuni presenti, erano divisi in due categorie: da un lato i promotori con alla testa gli ispettori scolastici e dall’altro quelli che frenano, tra i quali soprattutto i sindacati degli insegnanti.

Gli ispettori, come se fossero i portavoce della pedagogia progressista, sono intervenuti con chiarimenti e spiegazioni riguardanti l’applicazione dello zoccolo, partendo dalla scuola dell’infanzia, mentre le organizzazioni sindacali hanno spiegato le loro reticenze leggendo testi preparati in anticipo nei quali, senza nessuna sorpresa, si esprimevano dubbi e perplessità sull’evoluzione dello zoccolo comune di conoscenze e competenze, ma si puntualizzava anche di non essere contrari al principio dello zoccolo comune. La solita ambivalenza: per non dire apertamente che si è contrari si sollevano obiezioni sulle procedure e il metodo adottato.

Taluni argomenti di coloro che frenano non sono di per sé errati, come per esempio possono apparire semplicistici svariati argomenti espressi dagli ispettori. Si ha l’impressione di trovarsi davanti a un dialogo tra sordi in mancanza di una riflessione teorica approfondita sul sapere scolastico. Il ventaglio delle opinioni sindacali è largamente conosciuto in Francia.

La concertazione è a un punto morto. Il miracolo non avviene. Nonostante le dichiarazioni di buone intenzioni lo zoccolo comune sembra essere la classica buccia di banana sulla quale scivolerà con grande probabilità anche la nuova maggioranza di sinistra.

[stextbox id=”info” mright=”200″ image=”null”]Genitori contro i professori ?[/stextbox]

Tiro alla funeL’opposizione dei sindacati degli insegnanti non è per nulla condivisa dalle associazioni dei genitori che in Francia sono molto potenti. Queste associazioni sono favorevoli allo zoccolo comune di conoscenze e competenze ma la loro posizione è messa in un angolo dalle dichiarazioni  strombazzate dalle organizzazioni sindacali. Di fronte a questo vicolo cieco il gruppo di lavoro sullo zoccolo comune di conoscenze e competenze ha deciso di ritrovarsi ancora due volte.

La sociologa Marie Duru-Bellat, che con François Dubet è una delle figure di primo piano della sociologia dell’educazione in Francia, al termine di questo primo incontro ha dichiarato di essere piuttosto pessimista:

ci sono interessi divergenti tra gli insegnanti, taluni sono contro lo zoccolo comune perché potrebbe rimettere in discussione il loro statuto mentre le associazioni che rappresentano i genitori difendono un altro punto di vista”.

Anche François Dubet condivide questo pessimismo.

[stextbox id=”info” mright=”200″ image=”null”]Conclusione[/stextbox]

[stextbox id=”grey” image=”null”]Conclusione[/stextbox]

Gli attori della scuola non sono tra loro d’accordo. Eppure, è da qui che si deve partire. Purtroppo,  dopo aver constatato questo ennesimo blocco, probabilmente il governo tenterà di imporre una propria soluzione dall’alto con un nuovo progetto di riforma della scuola non concordato con la base e quindi con la probabilità di fallire.

Intanto, gli anni passano, i problemi si accumulano, nelle scuole le tensioni crescono, il disorientamento degli insegnanti aumenta, la prova di forza tra il vertice del sistema scolastico e la base si accentua. In queste condizioni si può pronosticare una crisi maggiore del sistema di insegnamento a causa della presenza di una frattura interna al sistema scolastico insanabile oppure in un consolidamento delle strutture attuali grazie ad una soluzione autoritaria che imporrà agli educatori-insegnanti di essere più funzionari che educatori.