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Il CENSIS e il “capitale inagito”

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Il 5/12/14 è uscito il 48° Rapporto CENSIS. Nel capitolo “La società italiana al 2014”, c’è una parte drammatica che riguarda il numero crescente di disoccupati, NEET, part time obbligati, sotto inquadrati ( il fenomeno delle overeducation), il colpevole sottoutilizzo del nostro patrimonio culturale. Poi la dilagante solitudine, e le montagne di decreti da cui non scaturisce nulla.

br14-censis1Del  48° Rapporto del CENSIS, reso pubblico il 5 dicembre 2014, riferiamo qui la parte del capitolo “La società italiana al 2014” relativa alla dissipazione del capitale umano, un “capitale inagito”, come lo definisce il Rapporto, una grande quantità di capitale umano che non si trasforma in lavoro.

I dati forniti sono impressionanti, ma quanta colpa è anche di un sistema scolastico, di un’istruzione tecnica e professionale incapace di corrispondere alle esigenze del mondo del lavoro? Quanto aspetteremo ancora a modificare l’istruzione professionale statale, un luogo che espelle anziché collegare i giovani al lavoro? Quanto aspetteremo ancora a fonderla con l’istruzione e formazione professionale?

E che dire dell’impressionante sottoutilizzo del nostro patrimonio culturale, c’è solo di che vergognarsi al confronto con altri Paesi europei, secondo i dati documentati dal CENSIS.

 Ecco i dati del Rapporto

[stextbox id=”info” mright=”50″ image=”null”]8.000.000 di persone non utilizzate[/stextbox]

Siamo un Paese dal capitale inagito anche perché non riusciamo ancora a ottimizzare i  nostri talenti. Agli oltre 3 milioni di disoccupati si sommano quasi 1,8 milioni di inattivi perché scoraggiati. E ci sono 3 milioni di persone che, pur non cercando attivamente un impiego, sarebbero disponibili a lavorare.

È un capitale umano non utilizzato di quasi 8 milioni di individui. Più penalizzati sono i giovani. I 15-34enni costituiscono il 50,9% dei disoccupati totali.

 

[stextbox id=”info” mright=”50″ image=”null”]I Neet[/stextbox]

 br14-censis3E i Neet, cioè i 15-29enni che non lavorano e non sono impegnati in nessun percorso di istruzione o formazione, sono in continua crescita.

Sono passati da 1.832.000 nel 2007 a 2.435.000 nel 2013.  Dati drammatici.

 

[stextbox id=”info” mright=”50″ image=”null”]I part-time obbligati[/stextbox]

C’è poi il capitale umano sottoutilizzato, composto dagli occupati part time involontari (2,5 milioni nel 2013, raddoppiati rispetto al 2007) e dagli occupati in Cassa integrazione, il cui numero di ore è passato nel periodo 2007-2013 da poco più di 184.000 a quasi 1,2 milioni, corrispondenti a 240.000 lavoratori sottoutilizzati.

[stextbox id=”info” mright=”50″ image=”null”]Il  capitale umano sottoinquadrato[/stextbox]

E c’è anche il capitale umano sottoinquadrato, cioè persone che ricoprono posizioni lavorative per le quali sarebbe sufficiente un titolo di studio inferiore a quello posseduto.

Sono più di 4 milioni di lavoratori, il 19,5% degli occupati. Il fenomeno della overeducation riguarda anche i laureati in scienze economiche e statistiche (il 57,3%) e persino un ingegnere su tre.

 

[stextbox id=”info” mright=”50″ image=”null”]Il patrimonio culturale svalorizzato[/stextbox]

 br14-censis5C’è poi il patrimonio culturale che non produce valore. Siamo un Paese dal capitale inagito anche perché l’Italia riesce solo in minima parte a mettere a valore il ricco patrimonio culturale di cui dispone.

  • Il numero di lavoratori nel settore della cultura (304.000, l’1,3% degli occupati totali) è meno della metà di quello di Regno Unito (755.000) e Germania (670.000), e di gran lunga inferiore rispetto a Francia (556.000) e Spagna (409.000).
  • Nel 2013 il settore ha prodotto un valore aggiunto di 15,5 miliardi di euro (solo l’1,1% del totale del Paese) contro i 35 miliardi della Germania e i 27 della Francia.
  • E mentre le principali economie europee hanno registrato dal 2007 un significativo sviluppo del settore, da noi la situazione è inversa: -1,6% tra il 2007 e il 2013 in termini di valore aggiunto (contro il +4,8% della Germania e il +9,2% della Francia) e +3,3% in termini occupazionali (contro il +10,9% della Germania e il +6,3% della Francia).

[stextbox id=”info” mright=”50″ image=”null”]La solitudine componente strutturale della vita delle persone[/stextbox]

La solitudine dei soggetti: i dispositivi di introflessione di un popolo di singoli narcisisti e indistinti.

br14-censis6La estraneità dei soggetti alle dinamiche di sistema risalta nel rapporto con i media digitali personali. A fronte del 63,5% di italiani che utilizzano internet, gli utenti dei social network sono il 49% della popolazione e arrivano all’80% tra i più giovani di 14-29 anni. Tra il 2009 e il 2014 gli utenti di Facebook 36-45enni sono aumentati del 153% e gli over 55 del 405%. Gli utenti italiani di Instagram sono circa 4 milioni. Delle 4,7 ore al giorno trascorse mediamente sul web, 2 sono dedicate ai social network.

E il numero di chi accede a internet tramite telefono cellulare in un giorno medio (7,4 milioni di persone) è ormai più alto di quanti accedono solo da pc (5,3 milioni) o da entrambi (7,2 milioni).

Non è contraddittorio quindi il dato che emerge da una rilevazione del Censis secondo cui la solitudine è oggi una componente strutturale della vita delle persone: il 47% degli italiani dichiara di rimanere solo durante il giorno per una media quotidiana di solitudine pari a 5 ore e 10 minuti. È come se ogni italiano vivesse in media 78 giorni di isolamento in un anno, senza la presenza fisica di alcuna altra persona.

[stextbox id=”info” mright=”50″ image=”null”]Dal  2011,  72 decreti  pari a un volume  di parole 12 volte maggiore della Divina Commedia, senza nessun effetto su sviluppo e occupazione[/stextbox]

 Dall’autunno 2011 è partita una stagione di riforme che ha portato a 86 decreti approvati dal Consiglio dei ministri e presentati al Parlamento per la conversione in legge. Di questi, 72 sono stati convertiti in legge, 6 sono confluiti in altri provvedimenti e 3 sono in corso di conversione (a ottobre 2014). Per i 72 decreti, in sede di conversione in legge sono state introdotte oltre 1.300 modifiche e il testo in vigore corrisponde a un volume di circa 1,2 milioni di parole, vale a dire 11,6 volte la Divina Commedia di Dante.

La trappola della promessa che non si traduce in processi reali (amministrativi, economici, sociali), il ricorso alla decretazione, l’aggiramento da parte della politica dei corpi intermedi e il parlare direttamente ai cittadini non hanno però portato al decollo dello sviluppo e dell’occupazione.