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Il Curriculum dello studente

di Tiziana Pedrizzi

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Quali sono le obiezioni che si muovono ora al Curriculum dello studente?

I diegofusaro della scuola sono rientrati in azione, questa volta sul curriculum dello studente. Le danze sono state aperte dal patrocinatore dei grillini Ernesto Galli della Loggia con il solito fondo sul Corriere da laudator temporis acti. A seguire Roars , Tomaso Montanari etc. Questa area di pensiero non è tipicamente italiana anzi tuttora vigoreggia per esempio in Francia e rappresenta un’area di opposizione irriducibile a quello che ritiene essere un sistema di capitalismo finanziario irredimibile, in tutte le sue sfaccettature, fra  queste quella scolastica. E come tale va considerata, come un elemento della dialettica politica nelle società democratiche occidentali.

La particolarità italiana sta nel fatto che queste posizioni, discutibili ma che hanno una loro dignità culturale, vengono utilizzate da una parte dei docenti come strumento di difesa rispetto ad innovazioni che comportano, come è naturale, un nuovo impegno e la capacità di affrontare cose nuove.  E amplificate da una parte significativa di opinion maker  del campo, che oscillano fra la nostalgia del bel tempo che fu e la proiezione verso un fantasmagorico futuro tutto digitale, con un palese disprezzo verso il mondo della scuola visto come impreparazione, conformismo, banalità piccolo borghese a fronte di un mondo culturale “alto” che oramai ha fatto della “trasgressione” il vero nuovo conformismo.

Dare a Cesare quel che è di Cesare, la L.107/2015

image004Ma in primo luogo è opportuno dare a Cesare quello che è di Cesare.  Le critiche si sono appuntate immediatamente nel solito modo sopra le righe sulla L.107/2015, la legge renziana sulla scuola, ipotizzato covo di tutte le negatività. In realtà il merito della L.107 e di conseguenza del Ministro Bianchi, che ne ha dato meritoria attuazione (il che nel sistema italiano non è assolutamente da darsi per scontato), non è stato quello di inventare lo strumento Curriculum, ma di farne una norma cogente che raccoglie e porta a maturazione un processo ventennale.

I riferimenti europei

image006Storia che comincia agli inizi del nuovo millennio cioè venti anni fa, volendosi limitare all’analisi della situazione a livello europeo. E della quale la tappa fondamentale è stato Europass 2005, un modello di certificazione proposto dall’Unione Europea -preceduto nel 2004 da EQF (European Qualification Framework)- che  si proponeva di creare un quadro all’interno del quale inventariare i risultati di apprendimento di un soggetto dal punto di vista formale (in istruzione strutturata), non formale (in attività strutturate ma non specificamente ai fini di apprendimento) e informale(in attività della vita, lavoro e tempo libero)per facilitare il trasferimento dei giovani a fini occupazionali fra i diversi Paesi. Oltre al Supplemento al diploma (per la formazione terziaria) e al Certificato (per la formazione professionale) che dovevano articolare e dichiarare  i contenuti specifici appresi, Europass  comprendeva  Mobilpass (stage ed alternanza), il Portfolio Europeo delle Lingue e il CV europeo con l’autodichiarazione delle competenze relazionali, comunicative e organizzative  acquisite in ambiti non formali ed informali.

In Italia il portfolio

image008In Italia l’altro antenato è stato il Portfolio una delle molte stelle comete del cielo della nostra pedagogia. Del quale ha avuto una certa diffusione e popolarità il Portfolio “formativo” – registrazione del percorso individuale dell’allievo al fine di migliorarne la performance – ma che esisteva anche in una sua embrionale funzione “certificativa” con una significativa sovrapposizione peraltro con il tema delle competenze. Archeologia didattica, ma, come si vede, nihil sub sole novi.

Le obiezioni odierne

Venendo ai nostri tempi, quali sono le obiezioni che si muovono ora al Curriculum dello studente?

image010La prima è di carattere generale.

Qui entra in gioco l“ineffabile rapporto maestro-allievo” di gentiliana memoria ed il più attuale mito dell’”Attimo fuggente” film-totem di una generazione precedente, non a caso spesso quella che oggi disapprova il Curriculum. Che nella formazione dei giovani, se la qualità delle risorse umane a disposizione da tutte e due le parti lo  permette, possa e debba entrare un elemento di carattere ispirazionale è scontato ed anzi altamente auspicabile. Che questo sia la base, se non il colore fondamentale della istruzione di massa quale quella di cui, bon gré mal gré, le nostre società necessitano, c’è da dubitarne fortemente. L’istruzione è anche fatta di apprendimenti e capacità specifiche, concrete, logiche, misurabili ed – orrore-inventariabili. Che al fine di assumerle sia auspicabile un potente elemento orientativo è più che vero. Ma che questo derivi principalmente se non esclusivamente dall’adulto docente è, soprattutto oggi, dubbio. Nella cultura italiana l’elemento della  autodetermazione e dell’autoformazione è debole, quando non è demonizzato, ma tuttavia è presente e forse sarebbe il caso di sottolineare, anche in periodo formativo, l’importanza della responsabilità individuale anche nell’autocostruirsi. Ma poi prende sempre più peso l’influsso del gruppo dei pari che invece viene spesso visto solo come un elemento negativo ma che invece, anche nelle analisi internazionali, scopriamo essere l’elemento più incisivo per determinare il livello delle prestazioni stesse.  Contrapporre la dichiarazione per quanto possibile trasparente e foriera di autoconsapevolezza del proprio percorso formativo e delle relative acquisizioni, allo sviluppo di una interiorità ricca e profonda è infilarsi in un vicolo cieco scarsamente comprensibile da parte dei giovani oppure – ahimè_ metterli nella tentazione di barare. Skuola.net “Curriculum dello studente: il 66% dei ragazzi lo boccia”.

image012Ma il pezzo forte delle obiezioni è costituito dal fatto che il Curriculum costituirebbe un vulnus all’equità. Perché le attività extrascolastiche sarebbero necessariamente un segno ed un risultato della appartenenza di classe tali dunque da discriminare ed indurre i docenti in sede di esame di maturità- perché di questo si parla!- a privilegiare i portatori dichiarati di un tale fardello di privilegi. In primo luogo si chiude la porta quando i buoi sono scappati: che ci sia un problema di equità nella scuola italiana e non solo non è alla maturità che lo si scopre e, se proprio vogliamo dirla  tutta, se uno è arrivato alla maturità i principali ostacoli li ha già da un pezzo superati. Soprattutto al Sud. Ma poi è vero che gli ostacoli sono economici? In realtà il paese pullula di offerte formative informali e non formali a basso o nullo prezzo, se non retribuite. Le scuole inventano anche troppe attività aggiuntive, le parrocchie e gli scout non mancano di fare la loro parte, per non parlare di un utilizzo delle offerte di tv, siti e quante altre diavolerie i giovani maneggiano perfettamente. E giova ricordare che i lavoretti estivi sono stati sempre considerati un ottimo terreno di formazione soprattutto dello stile personale. O forse nella cultura degli obiettori si tratta di asservimento servile a condizioni poco dignitose, che magari non comprendono il sabato e la domenica liberi? In realtà ciò che davvero costa e che viene per lo più spesso citato, sono i famosi soggiorni linguistici all’estero che oramai hanno però parecchio perso il loro alone di prestigio quando non ne hanno acquistato uno di perdita di tempo a rischio. C’è da dire peraltro che risultano essere stati, soprattutto negli ultimi tempi, appannaggio di mucchi di allievi italiani di ogni età poco orientati ad acquisizioni linguistiche e forse di più a svaghi più o meno innocenti.

La verità è che utilizzare il proprio tempo non scolastico in attività in qualche vario modo formative è un problema culturale più che economico, nel quale vengono a galla problemi di equità in termini di povertà appunto culturale. E che la demagogia non aiuta.

In Italia in ambienti “progressisti” anche qualificati ci si rallegra per il fatto che le differenze di prestazione fra gli allievi nelle valutazioni standardizzate internazionali sono più contenute che in altri Paesi: si tace però sul fatto che ciò è dovuto principalmente ai livelli alti molto sguarniti ed all’ammassamento nei livelli medi. Invece di mirare ad una equità tutta al ribasso ci si dovrebbe domandare se anche un modesto strumento come il Curriculum dello Studente alla maturità non possa offrire un qualche incentivo a non passare i pomeriggi liberi sui giochi del telefonino.

E il motto “Tutti insieme appassionatamente nel fondo del barile” mettiamolo una volta tanto da parte.