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La scuola allo specchio … che muta – Dai pedagogisti agli economisti ai sociologi dell’educazione

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T. Pedrizzi ci propone una breve analisi delle vie attraverso cui l’”Accademia” ha espresso ed esprime la sua influenza sul mondo della scuola. Dapprima la pedagogia, che però ora sembra in caduta libera e destinata ad una crescente insignificanza, sbaragliata dalla scesa in campo degli economisti dell’educazione, a cui si sono affiancati i sociologi dell’educazione.

La scuola allo specchio…che mutaNella scuola italiana la cultura accademica penetra poco. L’impressione degli insegnanti è che il loro immutabile cielo venga periodicamente attraversato da meteoriti (le mode pedagogiche) la cui origine rimane sostanzialmente inconoscibile.

Certamente, la loro provenienza immediata è quella dello strato intermedio costituito dai distaccati delle USR, una volta dai distaccati IRRE ed in parte dagli esperti di varia provenienza messi in circolazione dalle Associazioni professionali e sindacali.

Tuttavia  le idee guida di tutte queste attività in ultima analisi nascono in alto, nell’empireo accademico in particolare della pedagogia, della economia dell’istruzione ed anche della sociologia.

Quasi tutto negli ultimi decenni viene peraltro da oltre confine.

[stextbox id=”info” image=”null”]La pedagogia in caduta libera[/stextbox]

La pedagogia in caduta libera

La pedagogia italiana sembra in caduta libera e destinata ad una crescente insignificanza.

Con le gestioni ministeriali democristiane la pedagogia di impronta cattolica veniva potentemente filtrata dall’apparato e per converso il mondo laico esprimeva forti ideologie e sistemi di pensiero che diffondeva attraverso le associazioni professionali e sindacali.

Con il governo Moratti e Fioroni abbiamo registrato una decisa scesa in campo dei pedagogisti in quanto tali, ma gli esiti non sembrano particolarmente felici. Molte discussioni, molti convegni, corsi di formazione ed articoli su riviste, ma rimane tutta da indagare la reale penetrazione di tutto ciò.

[stextbox id=”info” image=”null”]L’influenza degli economisti dell’istruzione[/stextbox]

La scesa in campo dei sociologi dell’educazioneIn cambio, dopo PISA 2000 e 2003 e soprattutto a partire dal Quaderno Bianco del ministero Fioroni sono scesi in campo gli economisti dell’istruzione che, attraverso le analisi dei risultati delle valutazioni standardizzate internazionali, hanno individuato alcune possibili linee di policy poi effettivamente messe in atto.

Il caso della riduzione dei curriculi effettuata attraverso la ristrutturazione della scuola superiore realizzata dal Ministro Gelmini è emblematico. Dai tempi di Berlinguer, se non di Lombardi, si parlava di ridurre l’offerta formativa (chi ricorda i saperi essenziali?), ma dalle parti della pedagogia e della didattica non se ne venne mai a capo: emblematico il destino delle proposte del ministero De Mauro.

PISA 2000 e 2003 affermarono, sciorinando i dati, che a livello internazionale non vi era rapporto fra quantità di ore e livello degli apprendimenti. Chi raccolse il messaggio furono solo gli economisti dell’istruzione ed il ministro Gelmini, sotto questo usbergo, potè procedere ad una ristrutturazione quantitativa.  Peccato che la giusta diminuzione dell’orario scolastico  sia stata accompagnata dal mantenimento dello stesso identico insostenibile numero di discipline!

[stextbox id=”info” image=”null”]La scesa in campo dei sociologi dell’educazione[/stextbox]

Il metodo controfattuale: un esempioOra anche  sociologi dell’educazione scendono in campo dandosi come compito possibile  la valutazione degli effetti delle politiche in questo settore. E’ stato questo il tema del Convegno Nazionale Ais – Edu dal titolo “La valutazione delle politiche scolastiche e universitarie: sociologi ed economisti a confronto” che si è tenuto recentemente a Trento.

Dal punto di vista del metodo, il Convegno ha affermato l’importanza per la sociologia dell’educazione di avvalersi del metodo “controfattuale“.

Caratteristica dell’approccio controfattuale è quella di comprendere se un intervento normativo o economico è efficace, paragonando gli effetti che si sono verificati in chi ne è stato oggetto con la situazione di chi ne è stato escluso.

Il metodo controfattuale: un esempio

Un esempio del metodo controfattuale è legato alla realtà della città dove il convegno si è tenuto: Trento.

Una relazione  è stata dedicata a valutare se trasferimenti finanziari (borse di studio) attribuiti a giovani diplomati trentini al di sopra di un certo voto di maturità ed al di sotto di un certo reddito possano avere incentivato la prosecuzione dei loro studi universitari. Questa misura si era resa necessaria, ad avviso degli amministratori trentini, per la caduta del tasso di passaggio agli studi terziari e per la persistente differenziazione fra i ceti sociali in queste scelte.

Paragonando i comportamenti dei giovani destinatari di questa misura a quelli  degli studenti della classe di età immediatamente precedente che però non avevano fruito del finanziamento, le conclusioni cui la ricerca è giunta non sono trionfalistiche. Non molto è cambiato, salvo un incremento delle iscrizioni fuori sede in facoltà non presenti in città. Le ragioni: probabilmente per motivi culturali i ceti non privilegiati trentini mandano in ogni caso i figli bravi all’università (ma sarebbe lo stesso anche nel resto di Italia?).

Non è necessario che questa impostazione dunque dia risposte trionfalistiche; l’importante è che le decisioni di policy vengano prese sulla base di evidenze e non di assunzioni aprioristiche.

Del resto in Italia si sopravvaluta da sempre il peso delle politiche (economiche o normative) sullo sviluppo dei fenomeni sociali, che di solito hanno radici più profonde e lontane.

Ambiti di intervento. Approccio promettente

Per la gente di scuola questo approccio è promettente anche perché offre  la possibilità di lavorare  sui risultati delle valutazioni standardizzate esterne nazionali ed internazionali e sui vari progetti di miglioramento in corso, al fine individuare con attendibilità maggiore i fattori che concorrono ai risultati e la  loro reale entità.

  • Ambiti di intervento. Approccio promettente L’autonomia delle scuole (il cui livello e caratteristiche sono peraltro dichiarati dai dirigenti) influenza il livello delle competenze degli studenti? Secondo un approfondimento presentato da  Angelo Paletta sembrerebbe di no, a partire dall’analisi dei risultati di ICSS 2009 (l’indagine IEA sulle competenze di cittadinanza). In realtà anche gli analisti PISA precisano (vedi PISA Focus) che per essere efficace in questo senso l’autonomia deve accompagnarsi alla flessibilità.
  • Quali sono i fattori di processo che possono avere influenza sul livello delle scuole? Secondo  un approfondimento di Daniele Vidoni (INVALSI)- approfondimento che viene dichiarato peraltro come molto preliminare in ragione della qualità dei dati analizzati – sembrerebbe che la presenza nella scuola di attività di valutazione possa avere una ricaduta positiva. Attenzione, poiché siamo nel 2007 si parla di attività di autovalutazione di processo o di tentativi di creare pratiche trasversali comuni di valutazione fra gli insegnanti della scuola
  • Un altro campo di interesse è costituito dalla valutazione di efficacia di interventi di formazione sugli insegnanti, miranti a migliorare la loro didattica in alcuni settori. Gli esempi presi sono generalmente i finanziamenti europei per le regioni obiettivo del Sud: si parla qui del Progetto Matabel e del Progetto Qualità Merito. Fin qui i finanziamenti erano stati erogati senza importanti controlli successivi sulla loro efficacia, in quanto ciò non era obbligatorio in forme stringenti. Al momento, le ricadute di questi interventi sugli esiti degli studenti sembrano essere contenute, anche perché le condizioni della realizzazione non  sono state controllate a fondo. E’ comunque positivo ed in prospettiva  ineludibile che si debba andare alla valutazione dell’efficacia reale dei finanziamenti, al di là della soddisfazione economica e psicologica di chi vi è coinvolto.
  • Da ultimo può essere interessante andare più a fondo sui dati che INVALSI procura attraverso il Servizio Nazionale di Valutazione; nella Tavola rotonda del Convegno Roberto Ricci, responsabile del Servizio Nazionale di Valutazione,  ha auspicato che essi divengano terreno di lavoro nuovo per i sociologi dell’educazione. Lo stesso Roberto Ricci insieme a  Patrizia Falzetti (INVALSI) ha in una ricerca presentato un sofisticato modello matematico di analisi sull’equità e l’eccellenza applicato ai dati 2011 del SNV. Al di là dei posizionamenti consueti, di particolare interesse i risultati del Centro che registra, soprattutto nel suo asse tirrenico,  prestazioni mediocri, anche  più di quelle del Sud in relazione allo status economico-sociale. Particolarmente critica la condizione dei licei del Lazio

La scesa in campo dei sociologi dell’educazione potrebbe dunque in Italia portare ad esiti positivi.

La necessità di una maggiore ricchezza qualitativa si sente, quando si leggono le secche analisi degli economisti dell’istruzione, il cui richiamo alla realtà è stato ed è sacrosanto, ma che spesso sconta la quasi nulla conoscenza dei complessi meccanismi della scuola italiana e la mancanza dell’ integrazione con strumenti indispensabili di analisi qualitativa tipici dei sociologi.


Nota : Tutte le immagini sono sculture di Constantin Brâncuş