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La scuola nella finanziaria lacrime e sangue

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Bloccato il contratto, bloccati gli scatti di anzianità, il 30% dei risparmi destinati alla valorizzare della professionalità e alla carriera svaniscono per ripianare i debiti pregressi, pagare le supplenze brevi e fare fronte al normale funzionamento.

 Bloccato il contratto, bloccati gli scatti di anzianità, in fumo il 30% dei risparmi destinati alla valorizzazione della professionalità e alla carriera

 Il 31 maggio 2010 il Capo dello Stato ha firmato il “Decreto Legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

Un decreto che si abbatte come una scure sul settore dell’istruzione da anni fortemente penalizzato. Un settore in cui il precariato è di tali proporzioni da impedire una “decente” gestione della scuola. Un settore che non offre sbocchi ai propri insegnanti, incapace di dare vita a uno sviluppo di carriera con la costruzione di una leadership intermedia.

I risparmi che dovevano servire a valorizzare la professionalità e a incrementare la carriera svaniscono per ripianare i debiti pregressi, pagare le supplenze brevi e fare fronte al normale funzionamento. Un bel sostegno alla riforma!

Vediamo in che modo il decreto legge si ripercuote sulla scuola:

Il testo recita

Per il personale della scuola gli anni 2010, 2011, 2012 non sono utili ai fini della maturazione stipendiale e relativi incrementi economici.

•  Il Contratto collettivo nazionale scaduto a dicembre 2009, viene bloccato per tutto il triennio contrattuale (2010-2011-2012). E’ fatta salva l’indennità di vacanza contrattuale.

•  L’organico dei docenti di sostegno non può aumentare rispetto alla situazione del 2009-2010, fatta salva la deroga in casi di particolare gravità.

•  Il 30% dei risparmi che, secondo il comma 9 dell’art. 64 della legge 133/2008, avrebbe dovuto incrementare lo sviluppo professionale del personale della scuola, è destinato per il triennio 2010-2012 al ripianamnto dei debiti pregressi delle istituzioni scolastiche, ovvero al finanziamento delle supplenze brevi e alle spese di funzionamento.

Per le pensioni invece rimangono in vigore, per la scuola, le regole attuali. Si continuerà ad andare in pensione con la finestra unica di settembre, avendo maturato i requisiti di età e di contribuzione entro il 31 dicembre dello stesso anno.

Una finanziaria lacrime e sangue come quella da 93.000 miliardi di lire varata da Amato nel 1993? Quella finanziaria, predisposta in una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica, comportò la cancellazione del triennio contrattuale 91-93, il blocco per un anno degli scatti di anzianità e delle pensioni di anzianità.

Non si possono fare paragoni, ma un dato rimane comunque costante: l’assoluta incapacità di gettare, proprio nei momenti di crisi, alcuni semi per la ripresa, intervenendo con misure lungimiranti di differenziazione e responsabilizzazione, che diventino la locomotiva del rilancio.

Nonostante i bei proclami europei dell’istruzione motore dell’economia, la scuola non è mai stata considerata in Italia, ma non solo, una vera priorità nazionale. Obama ci ha provato negli USA, ma ora l’enorme impegno finanziario da lui voluto sull’istruzione è sotto tiro non solo dei repubblicani ma degli stessi democratici.