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L’INSEGNAMENTO DELL’ECONOMIA NON DEVE RESTARE AI MARGINI DELLA SCUOLA ITALIANA

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L’insegnamento dell’economia non deve restare ai margini della scuola italiana
Enrico Castrovilli di AEEE, che da anni collabora con ADI, ha analizzato il ruolo dello studio dell’economia nel nuovo DDL, registrandone il colpevole declassamento rispetto al documento autunnale La Buona Scuola. Il Liceo Economico e Sociale continua a soffrire della sua genesi come Opzione nel Liceo delle Scienze Umane, l’erede degli istituti magistrali. Solo il distacco del LES dal Liceo delle Scienze Umane lo renderebbe il liceo italiano della contemporaneità, ma questa fondamentale operazione è disattesa dal DDL 1934 in discussione al Senato

Enrico Castrovilli –  AEEE-Italia 

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DDL 1934: il depotenziamento degli aspetti innovativi

Che giudizio dare del testo del DDL1934 sulla scuola approvato dalla Camera e trasmesso al Senato? I lavori sono in corso, la nave de La Buona Scuola affronta gli alti marosi delle onde sociali e dei lavori parlamentari, la barra della navigazione appare sempre più spostata verso i porti sicuri di posizioni tradizionali. Il rischio è il depotenziamento degli aspetti innovativi del provvedimento, la sua logica diventa via via più confusa. L’Associazione Europea per l’Educazione Economica AEEE Italia limita la propria attenzione all’aspetto dei provvedimenti di legge più vicino alla sua area di attività, quello dell’insegnamento dell’economia. Nella convinzione che La Buona Scuola debba ampliare la presenza nella scuola italiana dell’insegnamento di una disciplina, l’economia, oggi studiata solo dal 15% degli studenti delle scuole secondarie superiori, negli Istituti Tecnici Economici e nei Licei Economici Sociali.

Centrale è la modifica ordinamentale del Liceo Economico Sociale

image003La Buona Scuola nello scorso autunno si riprometteva di modificare questo stato di cose prevedendo opportunamente di “diffondere lo studio dei principi dell’economia in tutte le secondarie”, considerati una delle alfabetizzazioni decisive dei giovani, assieme a quelle digitali e nelle lingue straniere. E segnalava la necessità di modificare l’ordinamento del nuovo Liceo Economico Sociale LES, dando ad esso autonomia dal Liceo delle Scienze Umane (del quale oggi rappresenta un’Opzione) e generalizzandone l’apertura presso i Licei Scientifici e Classici.

AEEE Italia resta convinta che quest’ultima sia la carta decisiva da giocare per dare dignità scientifica all’insegnamento dell’economia nella scuola. Il Liceo Economico Sociale LES è l’unico liceo dove sono studiate l’economia e le altre scienze sociali, eppure è frequentato da un esiguo 2% degli studenti. Nonostante il grande impegno per rafforzarlo profuso dalla Direzione per gli Ordinamenti scolastici del MIUR, in collaborazione con AEEE, Fondazione Rosselli, Società Italiana degli Economisti e SISUS, esso continua a soffrire della sua genesi come Opzione nel Liceo delle Scienze Umane, l’erede degli istituti magistrali. image005Solo il distacco del LES dal Liceo delle Scienze Umane lo renderebbe il liceo italiano della contemporaneità, visibile per l’utenza e forte nel panorama liceale, così come è accaduto per i licei economici negli altri paesi europei. Questa modifica dell’ordinamento è realizzabile in tempi rapidi tramite fonte regolamentare secondaria, utilizzando il monitoraggio previsto dall’art.12 del DPR n. 89 del 2010, senza imbarcarsi nei mari tempestosi in cui naviga il DDL1934. La modifica regolamentare è un atto di volontà politica, su cui si misura se vi sia o meno la capacità di interpretare i bisogni formativi delle giovani generazioni.

La scienza economica sta rivelando tanti difetti: il suo velleitarismo nel voler prevedere il futuro o peggio ancora la convinzione di poterlo manipolare verso finalità estrinseche a quelle che le società riescono a determinare. Purtuttavia i principi dell’economia, del diritto, della finanza, della sociologia e dell’antropologia costituiscono chiavi di lettura imprescindibili per la lettura delle società moderne. Se il decollo del LES avvenisse, se l’economia sarà in grado di costituire il fondamento di un suo liceo, si potrà ambiziosamente affermare che questa scienza è parte costitutiva della cultura della nostra società.

La fittizia opzionalità  e la marginalità degli studi economici

image007Le moderne scienze economiche, giuridiche e sociali ben possono svolgere un ruolo di stimolo verso una didattica per problemi, per casi, con un forte riferimento alla realtà produttiva sociale e d’impresa, valida per offrire competenze assieme a conoscenze. La Buona Scuola prevede che l’autonomia delle istituzione scolastiche si realizzi con il piano dell’offerta formativa triennale affidato all’organico dell’autonomia. Ma gli studenti avranno voce in capitolo su quali saranno le scelte per ampliare l’offerta formativa? Vi sarà per loro l’obbligo di frequentare tali nuovi corsi? Gli apprendimenti dell’offerta formativa saranno oggetto di valutazione? Per creare effettivi spazi di libertà in un curriculo rigido e chiuso come quello delle scuole italiane la via maestra è quella della riduzione dell’orario degli indirizzi di studio, aprendo un monte ore di libera scelta degli studenti su quali corsi frequentare. E’ proprio qui che potrebbero trovare accoglienza le competenze economiche e giuridiche, che erano al secondo posto dopo l’inglese tra quelle maggiormente richieste dagli allievi nei sondaggi effettuati da La Buona Scuola. Da questo punto di vista ci sono fondati motivi di preoccupazione. Mentre il testo autunnale de La Buona Scuola si proponeva appunto di “diffondere lo studio dei principi dell’economia in tutte le secondarie”, il DDL presentato alla Camera all’Art.2, c.3 proponeva il “Potenziamento delle conoscenze e delle competenze in materia di diritto e di economia, inclusa la conoscenza dei princìpi e delle azioni di cittadinanza attiva”. E infine il DDL1934 trasmesso al Senato prevede nello stesso comma un inarrestabile décalage verso il generico e il retorico, con lo “Sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso la valorizzazione dell’educazione interculturale e alla pace, il rispetto delle differenze e il dialogo tra le culture, il sostegno dell’assunzione di responsabilità nonché della solidarietà e della cura dei beni comuni e della consapevolezza dei diritti e dei doveri; potenziamento delle conoscenze in materia giuridica ed economico-finanziaria e di educazione all’autoimprenditorialità”.

L’economia, il diritto e la finanza meritano un monte-ore adeguato, approcci compiuti, profondi, densi, non una generica educazione ai buoni comportamenti. I corsi di queste materie devono avere successo, altrimenti non si rimonteranno posizioni da quell’impressionante penultimo posto, ottenuto dall’Italia nelle Indagini OCSE-PISA 2012 sulla financial literacy.