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OCSE- UNO SGUARDO SULL’ISTRUZIONE 2015

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OCSE- Uno sguardo sull’istruzione 2015

Il 24/11/2015 è stato presentato il Rapporto annuale dell’OCSE “Education at a glance” che analizza i sistemi di istruzione dei 34 Paesi membri e alcuni Paesi partner.All’interno è sintetizzata la nota che riguarda l’Italia. Nulla di nuovo sotto il sole. Anche perché i dati si riferiscono all’a.s. 2012-13 con qualche riferimento al 2013-14.

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SINTESI DELLA NOTA SULL’ITALIA A CURA DELL’ADI

image004E’ stato presentato il 24/11/2015 “Uno sguardo sull’istruzione: indicatori dell’OCSE”, una notevole fonte di informazioni sullo stato dell’istruzione nel mondo, che riguarda i 34 Paesi dell’OCSE e  alcuni dei Paesi partner.

Il Rapporto contiene  Note relative ai singoli Paesi, riferiamo di quella sull’Italia. Diciamo subito: nulla di nuovo sotto il sole. Si ripetono negli anni le stesse osservazioni: scarsa spesa per l’istruzione, altissimo numero di NEET, corpo docente fra i più vechi in assoluto, scarso utilizzo delle tecnologie a scuola e via elencando. Note positive: 1) la frequenza quasi universale dei bambini alla scuola dell’infanzia, ambito in cui l’Italia  detiene un primato tra i Paesi OCSE, 2) il superamento del gap fra ragazzi e ragazze nella frequenza all’istruzione terziaria.

ISTRUZIONE TERZIARIA

image006A)      In Italia permane  bassissima  la percentuale dei giovani che seguono il ciclo breve professionalizzante di livello terziario (gli ITS): 0,2% rispetto all’11% media OCSE. Sono anni che si sottolinea l’esigenza fondamerntale di sviluppare e riformare gli ITS, ma questi Istituti di istruzione terziaria professionalizzante rimangono purtroppo una nicchia.

B)      Si registra inoltre un minor numero di laureati italiani di 1° livello ( laurea triennale) rispetto alla media OCSE, 28% rispetto al 36% , mentre è più alto il numero di laureati  di 2° livello (3+2), il 20% rispetto al 17 % della media OCSE, quindi con prevalenza di cicli lunghi di studio.

tabella

C)      L’istruzione terziaria  italiana non attrae gli studenti degli altri Paesi dell’OCSE, mentre un numero crescente di italiani studia all’estero

LIVELLO D’ISTRUZIONE CONSEGUITO, COMPETENZE E PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO

image008A) Nonostante siano poco numerosi, i laureati in Italia guadagnano relativamente meno nel mercato del lavoro.

 B) Siamo al terzo posto dopo Grecia e Spagna nella classifica per il più alto tasso di disoccupazione tra i giovani laureati dai 25 ai 34 anni.

 C) Siamo al 2° posto fra i Paesi OCSE per la percentuale più alta di NEET nei ragazzi tra i 20 e i 24 anni ( 35%)

D) I 25-34enni laureati italiani, con gli spagnoli e gli irlandesi, hanno registrato uno dei punteggi  più bassi in termini di lettura e comprensione dei testi  (literacy)).

IL  FINANZIAMENTO DELL’ISTRUZIONE

image010In Italia, il livello di spesa per l’istruzione terziaria è relativamente basso.

E non è una novità! Occorre aggiungere però che non sappiamo  nemmeno allocare bene le risorse di cui disponiamo, aggravando la situazione.

 

IL CORPO DOCENTE

image012A) In Italia il corpo docente è più anziano rispetto a quello di qualsiasi altro Paese dell’OCSE. Nel 2013, in Italia, il 57% di tutti gli insegnanti della scuola primaria, il 73% degli insegnanti della scuola secondaria superiore e il 51% dei docenti dell’istruzione terziaria avevano compiuto 50 anni di età o li avevano superati, le percentuali più alte registrate rispetto ai Paesi dell’OCSE e ai Paesi partner. Essendo prevedibile che molti di questi docenti andranno in pensione durante il prossimo decennio, l’Italia si trova di fronte a un’opportunità senza precedenti per ridefinire la professione ( dice l’OCSE!)

B) Il rapporto insegnanti/alunni nella scuola primaria è, come noto,  più basso rispetto alla media OCSE e dell’UE; nella scuola  secondaria inferiore e superiore il rapporto è invece simile agli altri Paesi

C) Gli insegnanti italiani guadagnano meno e gli incrementi sonoesclusivamente collegati all’anzianità

D) La normativa italiana non prevede nessuna regolare valutazione degli insegnanti o dei dirigenti

E) Gli insegnanti italiani non utilizzano spesso a scuola le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni (TIC).In Italia, nel 2013, circa il 31% degli insegnanti della scuola secondaria inferiore ha dichiarato di utilizzare “spesso” le TIC o “durante tutte o quasi tutte le lezioni” per progetti con gli studenti o per l’attività didattica in classe – rispetto a una media del 40% nei diversi Paesi dell’OCSE. Inoltre, nel 2012, la maggior parte degli studenti quindicenni (57%) ha dichiarato di non utilizzare Internet a scuola durante una tipica giornata scolastica (la media dell’OCSE era del 36%).

 L’EQUITÀ NELL’ISTRUZIONE

 image014A) L’Italia ha chiuso il divario fra maschi e femmine nel tasso dei laureati e abbiamo superato la media OCSE. In Italia, le donne costituiscono il 59% dei nuovi laureati e il 52% dei titolari di un primo dottorato (la media OCSE è pari al 47% per il primo dottorato). In Italia, inoltre, le donne che conseguono una laurea nelle discipline scientifiche sono più numerose rispetto agli Nel 2013, circa un terzo dei laureati in ingegneria, nelle discipline del settore manifatturiero e della costruzione era di sesso femminile, cinque punti percentuali in più rispetto alla media OCSE. Tuttavia, questa cifra mostra che, come negli altri Paesi dell’OCSE, le donne sono ancora sottorappresentate in questo campo di studio.

Le donne rappresentano solo il 37% dei docenti nell’istruzione terziaria, una percentuale inferiore alla media OCSE che si attesta al 41%, ma la quota di donne docenti universitarie potrebbe aumentare con il pensionamento dei colleghi più anziani. In tutti gli altri livelli d’istruzione, l’Italia ha una più ampia quota di donne insegnanti rispetto alla media dell’OCSE, in particolare nell’istruzione preprimaria e primaria, dove quasi tutto il personale docente è di genere femminile.

B) Nella scuola secondaria le ragazze sono più brave dei ragazzi, in particolare in lettura. Il divario di genere nei punteggi in lettura si restringe però notevolmente quando avviene su testi I ragazzi sembrano più motivati e impegnati quando leggono i testi on-line.

C) In Italia la frequenza della scuola dell’infanzia è quasi universale, ma meno diffusa tra i figli degli immigrati. In Italia il 98% dei bambini di 4 anni di età è iscritto alla scuola dell’infanzia rispetto alla media dell’88% nei Paesi dell’OCSE. I tassi d’iscrizione alla scuola dell’infanzia sono superiori rispetto alla media OCSE anche per i figli di immigrati, ma inferiori di ben 10 punti percentuali rispetto ai figli di genitori nativi. In Italia, i quindicenni che hanno frequentato la scuola dell’infanzia, ottengono risultati migliori nelle prove di lettura PISA Questa correlazione è particolarmente forte per i bambini immigrati, arrivati in Italia prima dei 6 anni

 

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