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Una risentita critica a cui serenamente rispondiamo

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La nostra breve nota  Regolamento recante linee guida su istruzione tecnica e professionale. Parole, parole, parole…, riprodotta nella newsletter del 2 ottobre u.s., ha ricevuto una risentita critica da parte della Dott.ssa  Maria Grazia Nardiello, ex Direttore generale per l’istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni, ora […]

La nostra breve nota  Regolamento recante linee guida su istruzione tecnica e professionale. Parole, parole, parole…, riprodotta nella newsletter del 2 ottobre u.s., ha ricevuto una risentita critica da parte della Dott.ssa  Maria Grazia Nardiello, ex Direttore generale per l’istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni, ora Capo Segreteria del Sottosegretario Elena Ugolini, che doverosamente pubblichiamo insieme alla risposta della presidente dell’ADi Alessandra Cenerini.

La lettera della Dott.ssa Nardiello indirizzata ad Alessandra Cenerini

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Maria Grazia Nardiello
Maria Grazia Nardiello

Gentile Professoressa,

ho letto l’articolo apparso sul periodico telematico dell’ADI del 2 ottobre2012, a proposito dello schema di regolamento recante linee guida sull’istruzione tecnico professionale, nel quale mi sembra di aver trovato un criptico riferimento alla mia persona.

Ringrazio innanzitutto il Redattore dell’articolo per tanta considerazione!!! Avrebbe dovuto sapere, se fosse ancora a contatto con i Rappresentanti del sistema delle Regioni, che il testo delle linee guida è frutto di un faticoso lavoro condotto all’interno della IX Commissione della Conferenza delle Regioni, accolto in larghissima parte dal MIUR, dal MLPS, dal MISE e dal MEF, oggetto di confronto con le parti sociali, gli ordini e i collegi professionali.

Avrebbe dovuto leggere poi il testo del decreto, che non è un regolamento, perché interviene in materie di competenza delle Regioni. (forse sono “sottigliezze giuridiche” per l’Estensore, che dimostra comunque di non conoscere il nostro ordinamento!).

Avrebbe dovuto leggere soprattutto gli allegati e non limitarsi all’allegato D).

Avrebbe così trovato:

– nell’allegato A), l’ indice e il glossario condiviso dalla IX Commissione delle Regioni con 4 Ministeri per una lettura ragionata delle linee guida, che affrontano molte questioni delicate, come la costituzione dei Poli, la semplificazione degli organi, il monitoraggio e la valutazione, l’accesso ai contributi nazionali, con indicatori di realizzazione e di risultato e costi standard per gli ITS, anche ai fini del mantenimento dell’autorizzazione al rilascio del titolo, definiti, nei mesi scorsi, da un gruppo di esperti di varia estrazione (università, scuola, formazione, politiche industriali, designati dal MIUR,dal MISE, dal MLPS, dal MEF, dalle Regioni);

– nell’allegato B), la mappa della correlazione definita, per la prima volta a livello nazionale, come strumento per orientarsi tra aree economico-professionali, filiere produttive, filiere formative, cluster e aree tecnologiche, indirizzi di studio e qualifiche professionali. La mappa si basa sui risultati di un lungo confronto condotto dal MLPS con le Regioni e le Parti sociali e sui risultati dell’indagine condotta dal MISE con un focus su migliaia di aziende;

– nell’allegato C), gli standard per la costituzione dei Poli tecnico-professionali, mutuati dalle linee guida sui contratti di rete delle imprese.

Per quanto riguarda gli ITS, al Redattore è sfuggito che nella legge n.135/2012 (spending review), articolo 7, comma 37ter, è previsto il finanziamento a regime dei percorsi degli ITS, perché diventino stabili dal 2013. Per accedervi, dovranno essere rispettati i criteri stabiliti nell’allegato a), punto 5, delle linee guida. Un apposito gruppo di lavoro nazionale composto da rappresentanti dello Stato e delle Regioni, di cui fa parte anche il Ministero dell’economia, ne valuterà l’effettiva applicazione. il Governo e il Parlamento hanno deciso di mettere a regime gli ITS con criteri rigorosi perché la maggior parte degli ITS sono diventati un punto di riferimento per le imprese.
Per constatare questa realtà, basterebbe visitarli (…e non sentenziare dietro una scrivania!) come, ad esempio, gli ITS che si occupano di formare tecnici superiori per la componentistica satellitare, la mobilità sostenibile, l’alta velocità ferroviaria, la meccanica e meccatronica guidati dalle imprese del gruppo Finmeccanica (Maddaloni (CE), Lanciano (CH), Gallarate (Va), Bari, Francavilla Fontana (Br), Torino, ecc), gli ITS di Genova e Gaeta, che formano tutti gli ufficiali della marina mercantile italiana (sino ad oggi, tutti occupati), cofinanziati anche da Confitarma, che presto formeranno anche giovani di altri Paesi, gli ITS del made in Italy per il calzaturiero di Porto S.Elpidio (Fm), di Conegliano veneto (TV) e Messina per il sistema alimentare, l’ITS per l’ICT di Torino, l’ITS per le nuove tecnologie della vita di Pomezia (RM). Quelli citati sono solo alcuni degli ITS che hanno dimostrato di essere in grado di corrispondere ai fabbisogni del mondo del lavoro e delle professioni. Ve ne sono, però, anche alcuni che non potranno andare a regime sulla base dei nuovi criteri fissati dalle linee guida, a meno che non vi si adeguino. Sono soprattutto al Sud, dove il tessuto imprenditoriale è più debole.

Nel significarLe il mio disagio per chi scrive senza documentarsi (cosa molto frequente, purtroppo, nel nostro Paese!), La saluto cordialmente.

Maria Grazia Nardiello

______________

Capo Segreteria
Sottosegretario di Stato prof.ssa Elena Ugolini
Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca
Viale Trastevere, 76/a – 00153 Roma
Tel: +39 06/58492430

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La risposta della presidente dell’ADi, Alessandra Cenerini

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Alessandra Cenerini
Alessandra Cenerini

Gentile Dott.ssa Nardiello,

mi spiace che abbia preso come attacco personale un brevissimo articolo della redazione che aveva un solo scopo: mettere in evidenza come  l’eccesso di norme nell’istruzione costituisca una patologia del sistema italiano.

Vi è comunque un aspetto nella sua lettera da cui conviene liberarsi, perché potrebbe inquinare un confronto che nei nostri intenti vorrebbe essere sereno e criticamente costruttivo. Mi riferisco all’osservazione concernente la qualificazione giuridica del decreto.

In effetti, almeno sul piano testuale, il decreto non è un regolamento, come lei dice.  Ma non   per il fatto, come lei contestualmente spiega,   che il decreto  “interv(enga) in materia di competenza regionale”.   Affermazione sorprendente, in verità. Sarebbe come dire che un atto statale (in ipotesi una legge con norme  di dettaglio) non è una legge solo perché la Costituzione prevede che in materia di competenza regionale concorrente non debbono aversi  leggi con norme di dettaglio.

Non penso però di poter dedurre che ciò   “dimostra” che lei   “non” conosce “il nostro ordinamento”;  penso che si tratti di una  svista,  come tale marginale nel contesto del discorso. Bene: il decreto non è un regolamento, detto questo, rimane fermo che l’atto, comunque lo si denomini,  contiene anche  disposizioni generali e astratte, di carattere vincolante per le regioni in  una problematica che coinvolge aspetti di competenza regionale. Non sarà un regolamento, ma certo è …..una regolamentazione.  Ecco ciò che  si  voleva dire.     In ogni caso, le sue righe, almeno per una parte, mi inducono a provvedere ad una precisazione nel testo e  di questo la ringrazio.

Tutto ciò chiarito, rimane il fatto che l’istruzione professionale in Italia è in una situazione drammatica e lo diciamo  ascoltando centinaia di insegnanti e vivendo e andando nelle scuole, e non “sentenzia(ndo) dietro una scrivania”, come ci accusa di fare.  Ed è molto grave, a noi pare, che né il Ministero né la maggioranza delle Regioni abbiano consapevolezza di tale situazione e si limitino ad accrescere la mole di norme sotto cui  soffoca l’istruzione, mentre il numero dei NEET in Italia continua a crescere, consegnandoci un triste primato europeo.

Per quanto riguarda la normativa sugli ITS (stendiamo un velo sugli IFTS) ricordiamo soltanto che, dopo una gestazione di oltre 15 anni (il primo schema di legge  sostenuto da Romano Prodi risale al 1991), si è avuto il D.P.C.M. del 28 gennaio 2008 e allegati (con Allegati A,B,C), seguito dal D.M. del 7 settembre 2011  con Allegato 1Allegato 2Allegato 3Allegati A-B-D-E-FAllegati G ed ora la Schema di decreto art. 52 del 25-9-2012  con Allegato AAllegato BAllegato CAllegato D.

I commenti ci paiono superflui, tanto più se si affianca tale prolifica produzione normativa alle statistiche OCSE dove l’Italia ancora non compare nei percorsi ISCED 5B.

L’ADi, con il sostegno e la guida di Norberto Bottani, ha fatto dell’istruzione tecnica e professionale a livello secondario e terziario uno dei propri interessi prioritari, e saremo ben felici di vedere che qualcosa si muove e ci rallegriamo di alcune positive esperienze. Purtroppo siamo ancora lontanissimi dall’avere nel nostro Paese un qualificato canale professionalizzante e il radicamento di qualificati istituti di scienze applicate a livello terziario.

Mentre la ringrazio per averci ricordato i contenuti degli allegati A, B e C dell’ultimo schema di decreto, le ricambio la cortesia indicandole alcune delle analisi ed elaborazioni svolte dall’ADI e da propri esperti scientifici, nonchè alcune significative relazioni svolte in seminari ADi sui temi in oggetto.

Con ciò mi auguro di avere liberato il terreno da ogni equivoco e incomprensione, perché ciò che interessa è che le cose vengano finalmente realizzate e nel modo migliore.

Con i migliori saluti

Alessandra Cenerini
presidente nazionale ADi

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Alcune analisi ed elaborazioni ADi
su istruzione tecnica e professionale e apprendistato

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  1. Seminario internazionale ADI, O la scuola o la vita. O. Niceforo, Gli invisibili. Ragazzi che sfuggono alla scuola (febbraio 2012)
  2. N. Bottani, Al via gli Istituti Tecnici Superiori, ma non è tutto oro quello che luccica (giugno 2011)
  3. L. Pescia, Evoluzione dell’apprendistato in Italia (Febbraio 2011)
  4. T. Pedrizzi, Va in scena la via italiana all’istruzione professionale  (Gennaio 2011)
  5. T. Pedrizzi Il debutto del sistema di istruzione e formazione professionale (Giugno 2010)
  6. ADi, Istituti professionali alla ricerca dell’identità perduta, (Gennaio 2009)
  7. Jacques Mazéran, Gli Istituti Tecnici Superiori, (Febbraio 2008)
  8. L. Pescia, La missione dell’apprendistato (Luglio 2007)
  9. T. Pedrizzi, Gli obiettivi specifici di apprendimento dei percorsi triennali di istruzione e formazione professionale – Regione Lombardia (Maggio 2007)
  10. C. Benoit, Gli Istituti Universitari di Tecnologia in Francia (IUT) e L’IUT di Grenoble (Seminario internazionale ADi marzo 2007)
  11. Anna-Lena Rikardsson e Åsa Silfverberg, L’alta Formazione Professionale inSvezia e il caso di Hyper Island (Seminario internazionale ADi marzo 2007)
  12. Mauro dell’Ambrogio, Le Scuole universitarie professionali (SUP) in Svizzera e la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI) (Seminario internazionale ADi marzo 2007)
  13. Aurea Micali, Dopo il diploma solo l’Università. L’anomalia italiana (Seminario internazionale ADi marzo 2007)
  14. Michele Pellerey, Possibili modelli di Alta Formazione Tecnico-Professionale in Italia (Seminario internazionale ADi marzo 2007)
  15. Livio Pescia, Mercato del lavoro e profili professionali dei tecnici superiori (Seminario internazionale ADi marzo 2007)
  16. Presidente Romano Prodi, Conclusioni del seminario internazionale ADi 2007 (Marzo 2007)
  17. Un attualissimo “reperto archeologico”: proposta di schema di legge per i tecnici superiori (IRI 1991) (Febbraio 2007)
  18. ADi, Indagine OCSE sull’istruzione terziaria (Gennaio 2007)
  19. R. Drago, Alta formazione tecnico professionale, un figlio non voluto (Dicembre 2006)
  20. ADi, Seminario internazionale, Il dilemma dell’istruzione tecnica e professionale (Marzo 2004)

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