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UNO SGUARDO SULL’EDUCAZIONE 2017

di

Italia in fondo per laureati, spesa istruzione e “Neet”. Bene la scuola dell’infanzia

Che cos’è Education at a Glance

È uscita il 12 settembre 2017 la nuova edizione di Education at a glance, Uno sguardo sull’educazione, l’autorevole fonte di informazione sullo stato dell’istruzione a livello mondiale redatto dall’OCSE.

Con più di 125 diagrammi e 145 tavole, questo rapporto fornisce le informazioni chiave sulle istituzioni educative e formative, sull’impatto dell’istruzione nei vari Paesi, sulle risorse finanziarie e umane che vengono investite nell’istruzione, sull’accesso, partecipazione e progressi, sugli ambienti di apprendimento e sull’organizzazione delle scuole.

L’edizione 2017 presenta anche un nuovo focus che indaga le tendenze relative alle iscrizioni all’istruzione secondaria superiore e terziaria, alla mobilità degli studenti e al collegamento dei titoli di studio con il mercato del lavoro.

Infine la pubblicazione presenta per la prima volta un intero capitolo sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile, dando una valutazione dei progressi dei vari Paesi rispetto al traguardo 2030.

Come sempre ci sono relazioni specifiche per i singoli Paesi.

Qui esamineremo la nota per l’Italia

LA NOTA SULL’ITALIA

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Lauree in Italia: 18% CONTRO 36% MEDIA OCSE

Fra la popolazione adulta (25-64 anni) l’Italia registra appena il 18% di laureati, contro il 36% della media Ocse: il dato più basso nel gruppo dei dodici Paesi di riferimento, fra i quali si cita il 46% del Regno Unito, il 41% della Svizzera, il 38% della Danimarca, il 36% di Spagna e Paesi Bassi.

Pochi laureati nelle discipline scientifiche.

L’altro dato preoccupante è la prevalenza delle lauree in discipline umanistiche, il che aumenta il gap tra formazione e mercato del lavoro.

Il 30% delle lauree (la percentuale più alta fra i Paesi di riferimento)
è in Lettere, Scienze politiche, Sociologia, Scienze della comunicazione, Formazione artistica, notoriamente poco spendibili sul mercato del lavoro. Questa tendenza è particolarmente accentuata fra le donne, che sono anche più penalizzate nel mercato del lavoro. Pertanto “occorre accompagnare le scelte di orientamento con maggiore consapevolezza sui bisogni emergenti modulando le tasse di iscrizione e le borse di studio o coinvolgendo esperti del mercato del lavoro nell’orientamento alle superiori. È inoltre necessario aumentare la possibilità di ri-orientamento in corso e rinforzare i legami tra insegnamento universitario ed economia, sul territorio tra università e imprese, così come nelle politiche di sviluppo”.

Italia ultima nell’area Ocse per spesa pubblica in istruzione 

l’Italia resta agli ultimi posti per spesa pubblica nell’istruzione (dati 2014): ha speso per l’istruzione il 4% del suo Pil contro il 5,2% della media Ocse.

La spesa pubblica per le istituzioni dell’istruzione in Italia è diminuita del 14% tra il 2008 e il 2013. Tale diminuzione riflette non solo una riduzione della spesa pubblica complessiva in termini reali, ma anche un cambiamento nella distribuzione della spesa pubblica tra le diverse priorità pubbliche: per altri servizi pubblici la contrazione della spesa è stata inferiore al 2%. La spesa è stata particolarmente bassa nell’istruzione terziaria, sia relativamente al PIL (1,0% del PIL rispetto alla media OCSE dell’1,6%), sia al numero di studenti (la spesa per studente è pari al 71% della spesa media OCSE).

In Italia, il livello relativamente basso della spesa pubblica per l’istruzione non è riconducibile al basso livello della spesa pubblica in generale, bensì al fatto che all’istruzione sia attribuita una quota del bilancio pubblico relativamente esigua. Nel 2013, l’Italia ha stanziato il 7% della spesa pubblica complessiva per l’insieme dei cicli d’istruzione (dal primario al terziario). Tale quota è notevolmente inferiore rispetto alla media OCSE (11%) e rappresenta la percentuale più bassa dopo l’Ungheria. I dati disponibili suggeriscono altresì che la diminuzione della spesa per l’istruzione tra il 2008 e il 2013 è in parte ascrivibile ai cambiamenti nella distribuzione della spesa pubblica fra le diverse priorità pubbliche, non solo a una riduzione generale della spesa pubblica totale (che è diminuita di meno del 2%).

Neet 26%, rispetto al 14% media Ocse

In Italia, oltre un terzo dei giovani tra i 20 e i 24 anni di età sono NEET, il tasso più elevato tra i Paesi dell’OCSE e i Paesi partner. Tra il 2005 e il 2015 in Italia, la percentuale di NEET nella classe di età 20-24 anni è aumentata in misura superiore rispetto agli altri paesi OCSE (+10 punti percentuali). Ciò è in parte dovuto al rallentamento dell’attività economica legato alla crisi, che ha condotto a un calo del 12% del tasso di occupazione dei 20-24enni. Tuttavia, è importante rilevare che altri Paesi, quali, per esempio, la Grecia e la Spagna hanno visto una diminuzione simile (o maggiore) del tasso di occupazione senza registrare un aumento così importante del tasso dei NEET. In questi Paesi molti dei giovani disoccupati sono stati reinseriti nell’istruzione. In Grecia la percentuale di 20-24enni iscritta a un corso di studi è aumentata del 14% e in Spagna del 12%, mentre in Italia è aumentata solo del 5%. Il fatto che molti giovani senza attività lavorativa non abbiano scelto di proseguire gli studi suggerisce come gli stessi non siano attratti dal sistema dell’istruzione terziaria e che questa non ne faciliti l’ingresso.

Maglia nera anche nella formazione adulti

Anche nel campo della formazione in età adulta non eccelliamo: l’Italia è agli ultimi posti tra i Paesi sviluppati.

….. ma ci salva la scuola dell’infanzia

In Italia la partecipazione alla scuola dell’infanzia è stata “quasi universale” nel 2015. La media italiana è tra le più alte tra i Paesi della zona Ocse.  “I tassi d’iscrizione sono del 92% per i bambini di tre anni, del 94% per i bambini di quattro anni e del 97% per i bambini di cinque anni di età”.

La maggior parte dei bambini iscritti alla scuola dell’infanzia frequenta istituzioni pubbliche.

La spesa delle istituzioni pubbliche della scuola dell’infanzia si attesta sui 7500 USD per bambino, leggermente al di sotto della media OCSE. Il tasso di inquadramento è tuttavia simile alla media OCSE (13 bambini per ogni insegnante). L’84% della spesa per la scuola dell’infanzia proviene dal settore pubblico mentre le famiglie coprono il restante 16%.

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OECD, Education at a Glance 2017[/stextbox]