ABSTRACT 1^ Sessione venerdì 21 ottobre mattina
LA SFIDA DEI CURRICOLI NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 

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Le due culture: una questione relativamente recente

image002Il problema del rapporto tra le “due culture”, ovvero quella umanistica e quella scientifica, costituisce ancor oggi una dimensione ben radicata, anche a livello istituzionale, all’interno delle prassi scolastiche d’ogni ordine e grado. Certamente il problema delle “due culture” attraversa tutta la storia occidentale, ma occorre anche tener presente come la scissione tra la cultura umanistica e quella scientifica sia relativamente recente, perché risale agli ultimi tre secoli della modernità, mentre la loro unione risale a tutta la precedente tradizione che copre circa duemila anni.

A fronte di questa autentica “sclerosi” del pensiero occorre dunque far emergere questo problema onde cercare di affrontarlo in tutta la sua complessità.

La messa in discussione critica di questa dicotomia tra le “due culture” deve consentirci, in primo luogo, di comprendere come proprio questa contrapposizione tra le “due culture” non sia mai presentata in modo esplicito. Semmai viene invece presentata de facto, come una realtà che coincide con la stessa organizzazione istituzionale propria sia delle singole discipline, sia della stessa organizzazione istituzionale degli studi.

La base metodologica della dicotomia fra le due culture

image004Ma a fronte di questa “dicotomia” occorre chiedersi, in primo luogo, su quale differente base metodologica essa sia presentata e vissuta (sia dai docenti come anche dagli studenti). Da questo punto di vista è allora agevole osservare come la dicotomia tra le “due culture” a livello scolastico ed anche a livello universitario si basi, in ultima analisi, su un insegnamento complessivamente destorificato delle scienze, cui si contrappone un insegnamento fortemente storicizzato delle discipline umanistiche. In tal modo la stessa prassi scolastica dello studio alimenta questa immagine distorta delle discipline: quelle scientifiche possono essere studiate e comprese senza considerare la loro storicità, mentre quelle umanistiche non possono essere comprese se si prescinde da un loro studio storico. In tal modo l’ambito scientifico (per esempio si pensi alla matematica) viene presentato e studiato nel mero aspetto algoritmico, mentre, di contro, solo un’adeguata storicizzazione consentirebbe di comprendere le discipline umanistiche.

Le ragioni di un umanesimo scientifico

image006Questa divaricazione culturale può essere messa in crisi solo collocandosi da un differente punto di vista, ovvero quello di un umanesimo scientifico in grado di porre in piena evidenza il carattere intrinsecamente unitario del sapere che vive, si radica e si sviluppa nella stessa possibilità di approfondire in modo multilaterale ogni problema, avendo la capacità di contaminare le differenti discipline secondo un progetto volto ad approfondire criticamente quanto si studia. In questo modo diventa centrale non più lo studio disciplinare ristretto, confinato ad una sola disciplina, proprio perché la scuola si trasforma semmai in un laboratorio concettuale di impianto seminariale in cui l’approfondimento critico del sapere diventa il suo cuore pulsante.

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Le scuole sono costantemente sotto pressione per riuscire a stare al passo con i cambiamenti che avvengono nella società. Parallelamente, cambiano costantemente anche le richieste della società nei confronti di ciò che le scuole dovrebbero insegnare; spesso guidate da agende politiche, ideologie o pressioni dei genitori, per aggiungere competenze globali, alfabetizzazione digitale, alfabetizzazione dei dati, alfabetizzazione ambientale, alfabetizzazione mediatica, competenze sociali ed emozionali, ecc.

image004Questo “sovraccarico del curriculum” o “espansione del curriculum” esercita pressioni sui responsabili politici e sulle scuole affinché aggiungano nuovi contenuti a un curriculum già affollato.

Questa relazione mira a far riflettere su domande come “Come evitare di creare un curriculum” ampio un miglio e profondo un pollice “?” e “Come spostare il paradigma su un curriculum incentrato sul benessere degli studenti?“. Inoltre  pone alla discussione anche i compromessi legati alle scelte progettuali.

La presentazione mirerà a illustrare alcune delle strategie che i responsabili politici e le scuole stanno realizzando per affrontare il problema del sovraccarico del curriculum, che porterà a discutere anche su altri problemi relativi al curricolo, per esempio come attuare un curricolo interdisciplinare basato sulle competenze, affrontare le lacune di equità attraverso innovazioni curriculari, ecc.

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image010image009Secondo un recente sondaggio condotto su 12.000 giovani donne in 12 Paesi europei, le ragazze all’età di 11-12 anni sono interessate alle materie STEM, all’IT e all’AI tanto quanto i compagni maschi.

Crescendo, verso i 15-16 anni, il loro interesse crolla e solo il 5% delle ragazze dice di aspettarsi di far carriera in informatica o ingegneria, contro il 20% dei ragazzi.

Anche se scienza e tecnologia appassionano dunque le adolescenti sui banchi di scuola, col passare del tempo tale interesse tende ad affievolirsi, e con esso la consapevolezza delle proprie potenzialità e dell’importante contributo femminile in ambito scientifico.

Il divario di genere resta chiaramente presente e diffuso, e con esso gli stereotipi che vorrebbero le ragazze poco portate verso le materie scientifiche, tanto da bloccarne sul nascere i talenti.

Eppure non è così: non esiste una diversa o scarsa predisposizione a seconda del genere di appartenenza. Anzi: sappiamo che nelle scuole superiori le ragazze sono bravissime in matematica, in logica e in comprensione verbale, requisiti base per un buon ingegnere.

Ma allora cosa succede dopo il primo ciclo di istruzione?

Perché poche ragazze accedono poi alle facoltà STEM, e quindi -a cascata- poche donne lavorano nel settore IT in generale e dell’AI in particolare, sia che si tratti università che di imprese?

Quali sono i problemi?

Questo è il nodo che vorrei provare a sciogliere per poi invitare, incoraggiare, sempre più ragazze ad essere protagoniste di questa Era 4.0.

E questo trovo sia il contesto giusto, per due ragioni.

  • La prima: la scuola gioca un ruolo fondamentale nell’educazione “al fascino” della tecnologia, dal momento che la predilezione per le discipline tecnologiche di molte giovanissime studentesse si forma sui banchi di scuola.
  • La seconda: nelle testimonianze di quante hanno proseguito con gli studi nelle materie STEM risulta essere stato determinante l’incontro nella vita con una persona che le ha fatte appassionare a quelle discipline.

image013Ecco, in questa ottica e in questo contesto, io vorrei essere quella persona,  vorrei essere quell’ “incontro”.

Vorrei essere la ragazza che fa appassionare altre ragazze all’intelligenza artificiale ed alle tecnologie predittive, in questa epoca storica che ne vanta la più alta espressione, diffusione e necessità.

E vorrei farlo con la consapevolezza della donna di oggi, ma con lo sguardo della ragazza che ero esattamente 10 anni fa, quando, fresca di studi, ho puntato oltre l’orizzonte che altri avrebbero voluto per me, in quanto femmina, e ho dato vita al mio sogno imprenditoriale.

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image004Il 49,6% della popolazione mondiale è di sesso femminile, eppure alle ragazze  e alle donne vengono negati i diritti fondamentali in molti Paesi. Oggi, più di 129 milioni di ragazze non vanno a scuola a causa di tante barriere e sfide. Quando un diritto fondamentale come l’istruzione non è garantito, avere accesso alle STEM è un sogno irraggiungibile per molte ragazze specialmente nei Paesi in via di sviluppo e del terzo mondo.

La valorizzazione del genere femminile non è un percorso a senso unico, è importante comprendere lo scenario generale che impedisce alle ragazze di inoltrarsi in percorsi tecnico scientifici, o quantomeno le scoraggia. Stereotipi, mentalità, accesso alle opportunità, ambiente, cultura, campi dominati dagli uomini, ecc., sono  alcuni dei motivi per cui le donne occupano solo una piccola percentuale di posti di lavoro nelle STEM.

Amna Habiba condividerà la sua storia di ragazza pakistana che affronta tutti gli ostacoli per avere accesso a un’istruzione di qualità in un campo STEM e che ispira una nuova generazione di donne  per cambiare insieme la situazione in Pakistan, ma non solo.

L’invito è a lavorare tutti insieme per restituire alle ragazze il diritto all’istruzione e alla scienza e raggiungere l’uguaglianza di genere nel mondo del lavoro lavoro.

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Il sistema scolastico di Singapore è considerato ad alta prestazione.

Indagini internazionali come PISA, TIMSS, PIRLS e classifiche universitarie ne attestano i buoni risultati.

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La buona performance scolastica  di Singapore, insieme al suo sviluppo economico negli ultimi cinquant’anni, supporta l’opinione dell’OCSE secondo cui la qualità del capitale umano ottenuta attraverso l’istruzione è correlata al potenziale di crescita economica di un Paese.

Questa relazione esaminerà i principi che sono alla base della politica e della pratica scolastica a Singapore, con riferimenti ai temi dell’equità, dell’eccellenza e dell’inclusività,  nonché le sfide e i recenti sviluppi di un nuovo ecosistema di apprendimento.

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priceEnimage004Nel Regno Unito,  prima della fine del più grande conflitto europeo, fu varata, nel 1944, una legge di riforma dell’istruzione, l’Education Act, che  portò cambiamenti  radicali al concetto di accesso universale alla scuola. Accanto all’introduzione del Servizio sanitario nazionale, del Piano Marshall e delle basi per la Comunità europea, l’Education Act rappresentò quel tipo di pensiero visionario e trasformativo necessario nei grandi momenti di sconvolgimento sociale. Così avvenne anche dopo la pandemia di influenza spagnola e la fine della prima guerra mondiale: un’ondata di innovazioni  percorse il mondo occidentale.

All’inizio della pandemia di Covid, gli insegnanti sono stati costretti a riprogettare l’apprendimento nel giro di pochi giorni a causa del lockdown. Innovazioni che erano state ritenute impossibili (come l’introduzione di massa dell’apprendimento online) sono avvenute dall’oggi al domani. Molti di noi hanno preso parte a webinar con titoli come “Una nuova educazione per un mondo post-Covid” e c’era la sensazione reale che questa fosse un’opportunità per un grande cambiamento trasformativo.

E adesso?

image008Ora sembra che più le cose sono cambiate, più sono rimaste le stesse.  Educatori e politici, in ugual misura, pare abbiano ignorato l’opportunità di apprendere dalle esperienze degli ultimi 5 anni.  Se si guarda al futuro del mondo del lavoro, alla collaborazione interdisciplinare nella ricerca medica, all’ascesa fenomenale dei movimenti sociali e altro ancora, sembra che l’istruzione sia rimasta un’isola chiamata “status quo” – l’unico settore della vita pubblica che appare impenetrabile al cambiamento.

Ho passato una vita a guidare progetti che cercavano di portare innovazione nelle scuole e ne porto le cicatrici a dimostrazione che, se il cambiamento avviene, raramente è guidato dalle persone che insegnano.

La mia non sarà, quindi, un’illustrazione piena di diapositive su questo fenomeno. Sarà invece una conversazione sulle culture sottostanti che supportano questa inerzia, questa riluttanza a cambiare. Ho delle teorie, ma nessuna risposta. Spero che la saggezza e le esperienze collettive possano spingerci verso una migliore comprensione, in modo da poter essere più preparati a sostenere i nostri sforzi quotidiani per realizzare il cambiamento.

 

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