4 SCENARI OCSE PER IL FUTURO DELL’ISTRUZIONE

 image007Il 15/09/2020 l’OCSE ha pubblicato Ritorno al futuro dell’educazione: quattro scenari OCSE per la scuola (Back to the future of education: Four OECD Scenarios for Schooling), un documento che si propone di fornire vari stimoli per sviluppare una visione strategica a lungo termine dell’istruzione.

Nel 2001 l’OCSE aveva già pubblicato Gli scenari futuri della scuola, che ADi, allora, tradusse e commentò.

Ora, a quasi 20 anni da quei primi scenari, l’OCSE ne ripropone quattro, con l’intenzione di aiutare a individuare possibili opportunità, sfide e imprevisti che l’istruzione affronterà nei prossimi 20 anni.

I quattro scenari si presentano come ipotesi fra loro alternative. Così come non esiste un “unico” possibile scenario futuro, non esiste neanche un unico percorso per l’avvenire dell’istruzione. E poichè il futuro non è un luogo in cui i problemi scompariranno magicamente, solo esplorando e riflettendo potremo tentare di rispondere in modo un po’ più efficace alle sfide difficili che ci attendono.

Di seguito i titoli dei quattro scenari:

  • Espansione della scolarizzazione, Schooling extended
  • Esternalizzazione dell’istruzione, Education outsourced
  • Scuole come centri di apprendimento, Schools as learning hubs
  • Ubiquita’ dell’apprendimento, Learn as-you-go

Scenario n.1: Espansione della scolarizzazione

Il primo scenario è quello in cui il sistema scolastico rimane e si espande ma si trasforma. I diplomi formali continuano ad essere il principale passaporto per il successo economico e sociale, ma crescono anche credenziali alternative ed esperienze non formali di lavoro.

Ci sono ancora scuole e classi, ma l’istruzione a distanza è sempre più penetrante e gli studenti vengono seguiti grazie all’analisi dei dati e alle tecnologie di riconoscimento facciale. Questi strumenti digitali forniscono istantaneamente feedback sulle competenze degli studenti. Non è più necessario fermarsi per fare le verifiche.

La collaborazione internazionale e i progressi tecnologici sostengono un apprendimento più personalizzato. Una forte collaborazione internazionale pubblico-privato alimenta i sistemi di apprendimento digitale, che vengono alimentati da risorse e dati condivisi tra i Paesi.

Le autorità educative governative rimangono il luogo principale del processo decisionale, ma la loro influenza diminuisce man mano che i fornitori internazionali acquisiscono potere.

ll personale docente si divide tra pochi docenti qualificati, che creano i contenuti didattici, ed esecutori, anche robot, responsabili di seguire e monitorare gli studenti. E’ lo scenario della proletarizzazione degli insegnanti che si limitano ad applicare le istruzioni.

Scenario n.2: Istruzione esternalizzata

Un secondo scenario immagina un sistema educativo in cui nuovi attori informali interagiscono con l’istruzione. Ciò si traduce in un misto di istruzione domiciliare, tutoraggio, istruzione online e istruzione della comunità locale.

Compaiono altri tipi di diplomi e certificazioni.

Si sviluppano imprese educative con servizi online.

Diminuisce il potere della burocrazia centrale.

La società diventa più direttamente coinvolta nell’istruzione dei suoi cittadini.

L’apprendimento avviene attraverso metodologie più diversificate, privatizzate e flessibili, con la tecnologia digitale come elemento chiave.

Scenario n.3: Scuole come centri di apprendimento

In questo scenario, le scuole forti mantengono la maggior parte delle loro funzioni. Continuano a prendersi cura dei bambini e svolgere attività che strutturano il tempo dei giovani, contribuendo al loro sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo. Le scuole rimangono, ma la regola ora è la diversità e la sperimentazione.

Allo stesso tempo, forme più sofisticate e diversificate di riconoscimento delle competenze da parte del mercato del lavoro libera l’istruzione e quindi le scuole da pressioni eccessive di credenzialismo, invertendo potenzialmente le tendenze attuali.

I “muri della scuola” sono stati abbattuti e le scuole sono collegate alle loro comunità, che favoriscono forme di apprendimento sempre nuove, impegno civico e innovazione sociale.

E’ la disgregazione del sistema d’istruzione a favore di protagonisti locali con una grande eterogeneità dell’offerta formativa.

Scenario n.4. Ubiquita’ dell’apprendimento

La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale consentono di imparare ovunque e in ogni momento.

Cadono le distinzioni tra apprendimento formale e informale poiché la società si affida interamente alla tecnologia.

E’ la morte della scuola, la sua de-istituzionalizzazione.

Non ci sono più insegnanti ma aziende che vendono prodotti per l’apprendimento.

Si confondono le distinzioni tra istruzione, lavoro e tempo libero.

COMMENTO

In tutti i quattro scenari, da quello che prevede l’espansione della scuola a quello che ne indica la morte, domina l’impatto della digitalizzazione sull’apprendimento e la progressiva marginalizzazione della funzione docente.

Ma quanto ci aiutano questi scenari a meglio comprendere il presente e ad avventurarci nel futuro con qualche certezza in più?

Ciò che oggi appare forse più interessante rispetto a ipotetiche costruzioni del futuro  è l’analisi di quali delle funzioni tradizionalmente assegnate alla scuola sono destinate a permanere nei prossimi 20 anni ( questo il tempo indicato dagli scenari), nonostante le rivoluzioni tecnologiche in atto.

Un esercizio non inutile, anche alla luce di quanto si sta vivendo in questi mesi di chiusura totale o parziale delle scuole.

La scuola tradizionalmente ha avuto cinque fondamentali funzioni, che si citano senza ordine di priorità:

  1. Custodia
  2. Sviluppo cognitivo
  3. Educazione  comportamentale, disciplina
  4. Socializzazione
  5. Certificazione degli apprendimenti.

Se esaminiamo queste cinque tradizionali funzioni alla luce dell’esperienza della pandemia da Covid-19, nella quale siamo tuttora immersi, forse solo due funzioni ci danno indizi che la scuola per i prossimi 20 anni (il tempo indicato dai 4 scenari OCSE) non morirà. Non la funzione cognitiva che può essere svolta a distanza, non l’educazione alla disciplina, peraltro da molto tempo in crisi, non la certificazione degli apprendimenti, totalmente svuotata di contenuti e rigore. Rimangono due funzioni reclamate a furor di popolo in questi mesi di lockdown parziale o totale: 1) la custodia, 2) la socializzazione.

Se della scuola tradizionale, quella in presenza, salviamo queste due funzioni, significa che su tutte le altre possiamo intervenire con lungimiranza. La scuola riappare come un luogo in cui è bello stare e dove la flessibilità riesce a superare la sua antica “grammatica” ossia la pratica organizzativa standardizzata di divisione del tempo e dello spazio, di classificazione degli studenti, della loro distribuzione nelle aule, della ripartizione delle conoscenze in singole discipline, ecc..

In conclusione potremo dire di avviarci verso nuovi scenari quando sapremo, come ha scritto Yong Zhao, abbandonare la “scuola” a favore dell’”educazione”, con i suoi luoghi di socializzazione e custodia, ma con tante variabili nei modi e negli strumenti dell’ apprendimento.

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